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Giurisprudenza
Sicurezza e igiene sul lavoro
II Sentenza - Sicurezza e igiene sul lavoro
TRIBUNALE ORDINARIO DI PINEROLO

Sent. N. 48 del 2001

Udienza del 23.1.2001 (7.2.2001)



LESIONI PERSONALI COLPOSE - INFORTUNIO SUL LAVORO - DIFETTO DI FUNZIONAMENTO DI UN DISPOSITIVO DI INTERBLOCCO DELLA MACCHINA - RESPONSABILIT
 
  
Artt. 113, 590 commi 1, 2, 3, c.p. in relazione all´art. 583 I comma I n. 1 e 2 c.p.
Art. 2087 c.c., 72 D.P.R. 547/55
Il mancato, o difettoso, funzionamento di un dispositivo di interblocco di una macchina dovuto a contatti di sofisticatissimi meccanismi elettronici contenuti al suo interno non può in alcun modo essere addebitato, neanche nella forma dell´omesso controllo, al datore di lavoro e al responsabile del servizio di prevenzione e protezione. NOTA
Il datore di lavoro, come ha ripetutamente affermato la Suprema Corte di Cassazione, é tenuto a controllare la rispondenza delle norme antinfortunistiche delle macchine adoperate.
L´esistenza di norme che vietano la costruzione, la vendita, il noleggio e la concessione in uso di macchine o attrezzature di lavoro non conformi alle disposizioni in materia di prevenzione e tutela della sicurezza sul lavoro non esime, comunque, il datore di lavoro dall´obbligo di verificare l´effettiva sicurezza delle macchine utilizzate nella proria azienda.
La responsabilitá del costruttore, infatti, non esclude, bensí si aggiunge, a quella del datore di lavoro.
Quest´ultima però cessa laddove si sia in presenza di un difetto di costruzione non facilmente percepibile da chi acquista e che sfugga ad un esame anche non superficiale non potendosi pretendere dall´acquirente, come ha sempre, conformemente, sostenuto la Corte di Cassazione, un collaudo di tutte le parti per provarne la resistenza. La responsabilitá penale del datore di lavoro non sussiste nel caso in cui un infortunio sia causalmente ricollegabile a un vizio occulto della macchina, non rilevabile con l´ordinaria diligenza, e al conseguente mancato funzionamento di un dispositivo di sicurezza.
In tale corretto filone interpretativo si pone la sentenza commentata. Imputati
Tizio
Caio
del reato p. e p. dagli artt. 113, 590, commi 1°, 2° e 3° c.p., con riferimento all´art. 583, comma 1°, nn. 1 e 2 c.p., perché, in cooperazione colposa fra loro, Tizio in qualitá di direttore dello stabilimento di V., della societá X S.p.a., e quindi in qualitá di datore di lavoro dell´operaio M. addetto alle linee di agugliatura, Caio in qualitá di responsabile, in forza di delega non liberatoria per il delegante, del Servizio di Prevenzione e Protezione della societá sopra indicata, per colpa, consistita in violazione delle norme sulla prevenzione degli infortuni sui luoghi di lavoro, ed in particolare degli art. 2087 cc., 72 d.p.r. 27 aprile 1955, n. 547 avendo omesso (con riferimento al macchinario di cardatura HL 2500) di adottare le misure necessarie a tutelare l´integritá fisica dei lavoratori addetti al macchinario indicato, avendo omesso di dotare detto macchinari o di dispositivo di blocco che colleghi gli organi lavoratori con la protezione, amovibile, e che non consenta in ogni caso, e quindi anche se si guasti il sistema di comando, l´avviamento della macchina a meno che la protezione-riparo amovibile non sia in posizione di chiusura, avendo pertanto permesso di fatto che il M. accedesse alla parte operativa della macchina (cardafaldatore), dopo averla spenta, al fine di pulire la macchina medesima da un gomitolo di fibra accumulatosi, contribuivano, a seguito dell´avviamento accidentale della macchina durante la descritta operazione di pulizia, e cagionare a M. lesioni personali (trauma da schiacciamento della mano destra, con subamputazione del 1° dito, del 2° dito e del 3° dito), ritenute guaribili in più di 40 giorni, e l´indebolimento permanente della prensione della mano destra. MOTIVI IN FATTO E IN DIRITTO Tratti a giudizio avanti a questo giudice per rispondere del reato a loro ascritto in rubrica, gli imputati sono comparsi all´odierno dibattimento. Svolta la necessaria istruttoria, il pubblico ministero e la difesa hanno conchiuso come in epigrafe.
L´unico profilo di colpa specifica é emerso al dibattimento come mera ipotesi per stessa ammissione dell´ispettore ASL (che al termine della sua inchiesta infortunio non ha elevato alcuna prescrizione: «la mia conclusione dell´inchiesta é stata proprio quella di chiedere una perizia più approfondita» - peraltro non disposta dalla Procura - sul dispositivo interblocco in sequestro); in ogni caso; la ipotetica violazione non sarebbe riferibile agli imputati.
Il M. era operaio addetto alla macchina di cardatura e agugliatura di tessuto. Il giorno dell´infortunio, come giá altre volte, si era verificato un difetto o inceppamento nel sistema di alimentazione (in buona sostanza tessuto grezzo era in parte "impigliato" nei rulli della parte di alimentazione della carda).
La procedura da compiersi, e compiuta dal M. unitamente al collega V. é stata la seguente: prima é stato azionato un interruttore generale di spegnimento della macchina; successivamente é stato azionato il puisante di apertura del cancelletto che dá accesso all´intera macchina, che risulta interamente protetta da una "recinzione" metallica: in particolare tale cancelletto é dotato di un c.d. dispositivo interblocco che dovrebbe consentire l´apertura del cancelletto soltanto ad arresto completo del movimento degli organi rotatori (nonché il riavvio dell´impianto soltanto a chiusura completa dei cancelletti di entrata).
Le modalitá successive all´accesso del M. all´interno della protezione e che hanno determinato in concreto il grave infortunio (schiacciamento della mano dx con amputazione delle prime tre dita) si spiegano (con ragionevole probabilitá) alla luce di due risultanze dibattimentali (che emergono in particolare dalle deposizioni concordanti dell´ispettore ASL e del consulente della difesa): - una volta azionato l´interruttore generale di arresto della macchina, il movimento degli organi rotatori - ivi compreso il rullo sotto il quale avvenne lo schiacciamento della mano - permaneva per l´inerzia per un certo periodo di tempo; - una ripetuta ancorché empirica verifica del dispositivo interblocco ha evidenziato un difetto di funzionamento, nel senso che talvolta lo stesso dava il segnale di "via libera" - consentendo dunque l´apertura del cancelletto pur essendo la macchina ancora in movimento.
È lecito dunque inferire che il M. - entrato nella zona di protezione grazie ad un erroneo funzionamento del dispositivo interblocco abbia infilato la mano sotto il rullo quando questo - pur essendo la macchina spenta e dunque nemmeno più rumorosa - era ancora in movimento per l´inerzia.
A questo punto appaiono conseguenti le conclusioni, fatte proprie dallo stesso ispettore ASL: - di per sé la macchina - nuovissima, di installazione recente e previa perizia asseverata - era dotata di tutte le protezioni (essendo interamente transennata e con apertura a sua volta protetta mediante dispositivo interblocco); - il dispositivo interblocco (conformemente a quanto statuito dall´art. 72 dpr 547/55) svolgeva appunto la funzione di impedire l´accesso alla macchina quando questa era in movimento e il riavvio del movimento qualora vi fosse stato accesso alla sua apertura, - il verosimile difetto di funzionamento di tale dispositivo - fattore determinante in via esclusiva per la causazione dell´evento lesivo - non pare in alcun modo addebitabile agli imputati: si tratta infatti di un dispositivo recentissimo, della classe IV della norma EN 954 (e cioé quello classificato "più sicuro"), il cui mancato o difettoso funzionamento (addebitabile in sostanza a contatti di sofisticatissimi meccanismi elettronici contenuti al suo interno) non può essere in alcun modo imputato - neanche nella forma dell´omesso controllo - al datore di lavoro e al RSPP (ma caso mai alla ditta produttrice).
Non sussistendo alcun profilo di colpa specifica o generica a capo degli imputati questi devono essere assolti perché il fatto non costituisce reato. P.Q.M. Letto l´art. 530 c.p.p. ASSOLVE Tizio e Caio dal reato loro ascritto perché il fatto non costituisce reato.